La crescente immigrazione da paesi extracomunitari in Europa ha generato molte nuove situazioni problematiche. Una di queste è la realtà dei matrimoni misti religiosi tra una donna cristiana e un uomo musulmano. Un fenomeno in via di espansione, carico di interrogativi e problemi, per i quali non esistono risposte precostituite e facili soluzioni. Dal punto di vista giuridico ci si trova di fronte a un pluralismo di legislazione: quella canonica, quella civile e quella islamica, che comportano una differente concezione del diritto di famiglia. Secondo la dottrina cattolica la monogamia e l’indissolubilità sono proprietà essenziali del matrimonio, postulate dallo stesso diritto naturale; il legislatore civile invece, ispirandosi ad una concezione più sociologica che giuridica, prende atto delle nuove situazioni che si pongono e adegua il diritto alla realtà, dando cittadinanza giuridica a modelli diversi di matrimonio; il diritto islamico, costituito da un complesso di norme di origine sacra (shari’a), non fa distinzione tra ambito religioso e temporale e ha elaborato regole di diritto matrimoniale differenti nei vari stati islamici. Tuttavia ci sono dei punti di riferimento comuni nel matrimonio islamico che permettono un raffronto con la legislazione civile europea e con quella canonica.

Il matrimonio islamico è essenzialmente un contratto consensuale, ma ciò non significa che la disciplina del consenso sia analoga a quella contenuta nei codici civili dei paesi occidentali o nel codice di diritto canonico. Per esempio è previsto nel diritto islamico che il tutore possa concludere il matrimonio del minore anche senza o contro la volontà di quest’ultimo e che la volontà matrimoniale della donna possa essere espressa tramite il suo tutore. Inoltre il matrimonio islamico prevede una disparità di doveri e di diritti tra uomo e donna: gli uomini sono preposti alle donne e la donna ha innanzitutto il dovere di obbedire al marito. L’uomo poi ha il diritto ad avere fino a quattro mogli contemporaneamente, ha il diritto di ripudiare unilateralmente la moglie, e spetta a lui l’esercizio della potestà sui figli. è poi da sottolineare l’incidenza della fede religiosa sull’acquisizione e la perdita degli status coniugali e familiari: la donna musulmana non può sposare un uomo non musulmano e se abbandona la fede musulmana perde la dote; la madre non musulmana può essere privata della custodia dei figli se esiste il timore che possa crescerli in una religione diversa da quella musulmana. Infine la differenza di religione impedisce la successione. Ma è la stessa concezione dell’amore e del matrimonio che nell’islam è diversa da quella europea: il matrimonio si presenta, nel Corano, come una regolazione della sessualità, luogo di fecondità e di accrescimento della comunità islamica. Non ha logicamente alcun carattere sacramentale e non comporta una fedeltà reciproca di amore.

In tale contesto è difficile per una coppia mista raggiungere un’intima comunione di vita e sono invece facili i dissensi su questioni importanti. Comunque vivere con un uomo musulmano comporta, per una donna cristiana, di conoscere l’islâm e di confrontarlo con la propria fede. Se questo può costituire un’opportunità unica per approfondire la propria religione in un’ottica di dialogo, spesso però la coppia vuole tenere lontano, e non ama che vengano sottolineate, le difficoltà cui va incontro. Ma se si indebolisce la fede, o ne viene ignorata volutamente l’importanza, i problemi coniugali rischiano di aumentare. Si possono per esempio accumulare le piccole irritazioni per la lingua che deve essere usata in famiglia, per il cibo, per la scelta della scuola dei figli: elementi che si aggiungono alle difficoltà che oggi si riscontrano nella vita comune di tutte le coppie e che quindi più facilmente possono rendere l’atmosfera tesa, tanto da provocare un divorzio. In tal caso anche se il giudice decide di affidare i figli alla madre, il padre può rapirli e portarli nel suo paese di origine.

È importante quindi che giovani innamorati e non ancora fidanzati siano raggiunti da una informazione preventiva e da un’assistenza che li prepari a una tale esperienza di vita. Come è importante seguire le coppie miste già costituitesi per offrire loro sostegno nelle difficoltà tipiche di questo rapporto. Non si esclude a priori per la coppia mista una serena vita familiare e comunitaria, ma certamente essa può essere raggiunta soltanto con molta cura e condividendo un profondo impegno nella propria fede.

Dario Rezza

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