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All’interno dell’Islam e nell’ambito della grande corrente del sufismo è sorto il mondo delle confraternite, che ha conosciuto nella sua storia una grande espansione. Diffuse in modo articolato in tutti i paesi islamici esse hanno svolto e svolgono ancora un ruolo importante sul piano socio politico. Infatti, pur rappresentando di per sé la strutturazione organizzata del sufismo dottrinale, elaborandolo in forme assai semplificate ad uso del popolo, la loro rilevanza non è principalmente di carattere religioso. Messe sotto accusa da quelle forme più istituzionali dell’Islam che si sono imposte come criterio dell’ortodossia e avversate dai riformisti della prima metà del sec. XX, esse tuttavia presentano una così grande varietà di forme che impedisce di considerarle un’alternativa unitaria all’Islam fondamentalista. In alcuni paesi le confraternite sono certamente una realtà di massa, per esempio nel Senegal, dove l’80% dei fedeli musulmani sono membri di una confraternita. In altri, per es. in Turchia, le confraternite sono state messe al bando nel 1925 dalla rivoluzione kemalista e oggetto di persecuzione tra il 1930 e il 1950, per poi riaffermarsi in maniera vistosa tra il 1984 e il 1997. Da quest’ultima data sono di nuovo messe al bando. Nei Balcani delle quindici confraternite iniziali ne sono sopravvissute undici con strutture più o meno indipendenti, soprattutto nell’Albania e nella ex-Jugoslavia, con una presenza numerica piuttosto limitata e una spiritualità primitiva, lontana dalla grande mistica dei sufi. Nella regione siriana le confraternite ebbero particolare fortuna alla fine dell’800 e sopravvivono tuttora, in una certa diffusione non strutturata, e caratterizzate da forme di devozione intorno alle numerose tombe dei profeti e santi disseminate in tutto il paese. Anche in India l’iniziazione al sufismo avviene in quei luoghi di grande socializzazione che sono i numerosi conventi sorti sulle tombe dei maestri sufi. I rappresentanti delle grandi confraternite che vi si sviluppano si collocano ai vertici della società musulmana, sorretti da una reale ricchezza. Pur in questa varietà e diversità di forme, le confraternite musulmane rappresentano tuttavia precise tendenze socio culturali e si pongono come possibili interlocutori con l’occidente cristiano, anche se il difficile loro equilibrio tra mistica e politica rende complessa la valorizzazione delle risorse spirituali in grado di favorire un’interpretazione di un Islam moderno, aperto al dialogo. Il sufismo infatti, pur nella povertà di dottrina delle strutture associative delle confraternite, è uno dei veicoli importanti di pensiero e di cultura musulmana nei campi della filosofia e delle numerose forme di arte. E benché il sufismo riesca a fare a meno dell’associazionismo di confraternita, alcuni suoi elementi persistono proprio nelle confraternite: il ruolo del maestro carismatico, il pellegrinaggio alle tombe dei santi, la lettura dei testi classici della mistica sufi, sono per molti il veicolo privilegiato del sapere. Anche se resta il problema dell’apertura nei confronti della modernità e della tecnologia occidentale attraverso una lettura meno rigida delle prescrizioni contenute nel Corano. Tradizionaliste o innovatrici le confraternite appaiono come un’importante forza culturale e politica, una maniera sociale di vivere l’Islam, un elemento dominante, per molti, dell’identità musulmana, una forza d’inculturazione dell’Islam nei vari popoli. Il livello di coinvolgimento, e anche di religiosità, varia da gruppo a gruppo. Un conflitto interno tra il fondamentalismo islamico e l’associazionismo “popolare” delle confraternite può risolversi in modo differente, e come tale va valutato, cioè all’interno dei particolari contesti socio politici locali e non in linea generale. Dario Rezza |
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