
Maurice Borrmans, proseguendo gli
studi di Roger Arnaldez sul periodo classico, ha condotto recentemente
un’indagine su “Gesù Cristo e i musulmani del xx secolo” (ed. francese
del 1996, ed. italiana San Paolo 2000), un’indagine rivolta prevalentemente
al mondo arabo-islamico, che conta il 20% del miliardo di credenti dell’Islam.
Entro questi limiti ha offerto una vasta rassegna di testi islamici, condotta
con scrupolo e competenza, su questioni rimaste aperte su Gesù nel
mondo musulmano contemporaneo: vengono analizzati catechismi e trattati
teologici, ma anche testi di poeti e scrittori.
Ai versetti coranici (57 del periodo
meccano e 97 di quello medinese) che parlano di Gesù, ma che ignorano
il vero contenuto del messaggio cristiano, fa riscontro il non interesse
dei manuali e dei trattati teologici odierni: è possibile cogliere
in essi rozzezze di valutazione e soggettività di interpretazione.
Gesù viene considerato un profeta dell’Islam in uno strano enigma
basato su una lettura arbitraria dei testi evangelici. Potremmo
parlare di un vangelo secondo l’Islam: una biografia approssimativa del
messaggero Gesù, che avrebbe preannunciato la venuta di Muhamad
e avrebbe subito una morte apparente. Viene negata la
redenzione operata da Cristo, con punte polemiche, ispirate alla
critica liberale, sulla storicità dei vangeli. Più
apprezzato è il messaggio morale e sociale di Gesù, anche
se viene a volte denunciata la debolezza della “parte giuridica”
dei Vangeli, derivata dalla tradizione ebraica, e viene minimizzato il
precetto dell’amore. Muhamad resta il primo profeta e il Corano
è la forma perfetta e definitiva della parola di Dio. Per
accettare il Gesù della fede islamica si dovrebbe svendere la sua
divinità.
Ma sono soprattutto poeti e scrittori
svincolati da preoccupazioni teologiche a fornirci un ritratto di Gesù,
più vicino alla realtà della fede cristiana. Si tratta
di approcci basati su parametri esistenziali, estetici, non teologici,
che però rivelano un’apertura mentale maggiore, forse anche per
i contatti che gli autori hanno avuto fuori del mondo islamico. Alcuni
prendono ad ispirazione il Gesù sofferente, interprete della sofferenza
umana, altri esaltano il discorso delle beatitudini, altri ancora
vedono nel Cristo la sfida perenne a tutte le coscienze umane
che intendono riflettere sul senso dell’esistenza, sulla giustizia e la
verità. Si nota un atteggiamento di simpatia e il desiderio
di integrare ciò che il Corano non ha preso in considerazione nei
riguardi di Gesù. E’ il meglio che un musulmano colto può
dirci oggi sul messaggio cristiano.
In Europa crescono i seguaci dell’Islam:
è bene riconoscerci in alcuni valori comuni che hanno riscontro
nel Vangelo, ma è opportuno anche ricordare a noi stessi che non
possiamo spogliare Gesù Cristo della sua divinità in nome
di un troppo facile irenismo.
Dario Rezza
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