Chi ha avuto la gioia di partecipare al primo Convegno Internazionale delle Confraternite e della Religiosità Popolare svoltosi a Siviglia a fine ottobre 1999, sotto gli auspici del Pontificio Consiglio per i Laici, ossia la più alta istanza ecclesiale che stimola e segue da parte del Papa questioni e competenze su tutto il laicato cattolico, non può certo dimenticare il forte impulso ricevuto dalle nostre Confraternite. Quell’evento era il primo negli ultimi mille anni – avete letto bene mille anni - di storia delle nostre Confraternite.
I Responsabili di detto Pontificio Consiglio hanno portato alla Confraternie anzitutto il Messaggio del Papa – di cui abbiamo fatto eco nel numero 2/2000 di Confraternite Oggi (=C.O.), pp. 7-8 – ed inoltre hanno offerto lo stimolo a scegliere cammini unificanti per far emergere quanto attualmente esiste delle Confraternite e per poter meglio rispondere alle nuove esigenze della Chiesa post-conciliare e per poter essere ancor più disponibili ad offrire risposte adeguate alle sempre nuove necessità di quanti vivono attorno a noi, come sempre hanno fatto le Confraternite, a partire da quelle di Misericordia.
A distanza di circa due anni da quell’evento, dopo aver vissuto intensamente l’Anno del Grande Giubileo del 2000 siamo stimolati da vari Confratelli ad interrogarci sui progressi sopraggiunti.
A livello “unificante” le notizie sono anche troppo numerose: la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha approvato lo Statuto della Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Italia – da noi pubblicato nel N. 1/2000 di C.O., pp. 4-5 -. L’Arcidiocesi di Milano ha visto riemergere 57 Confraternite del SS.mo Sacramento, grazie alla creazione della Associazione ad esse dedicata, creata con lungimiranza dal Card. Carlo Maria Martini, Arcivescovo.
Nel settore delle Confraternite di N.S. del Carmine, grazie alle celebrazioni del 750° anniversario dello Scapolare, ci continuano ad arrivare segnalazioni di interessanti risvegli. Ne facciamo qualche eco anche nel presente numero di C.O.
Su tale tema si potrebbe continuare a lungo, anche se la ricerca delle Confraternite risulta spesso assai laboriosa poiché molti – troppi – Annuari Diocesani tralasciano inspiegabilmente d’inserirle tra le Associazioni Laicali, pur se esse sono “canonicamente erette” ed hanno migliaia di iscritti, uomini e donne. Ripeto: inspiegabile e incomprensibile omissione!
Ma un pensiero innovativo desidero porgere a Confratelli e Consorelle: vi sono tante cose che ogni singola Confraternita può fare negli ambiti della carità e della solidarietà, ma ve ne sono alcune che soltanto unendo le forze possono ricevere una risposta adeguata. Penso al difficile e grave problema di conoscere meglio e di provare a parlarsi con le numerosissime istanze dell’islamismo, in Europa e in parecchi altri Paesi. Il Papa lo raccomanda a tutti e noi Confratelli vorremmo essere i primi a seguire il suo autorevole invito. Vi è un motivo che interroga in modo particolarissimo la nostre Confraternite. Oltre all’Islâm ufficiale, che chiamerei governativo per far comprendere che vi sono almeno 56 forme giuridiche diverse – i cosiddetti Paesi islamici – vi sono centinaia e forse migliaia di gruppi popolari che dicono di mettersi in Cammino per unirsi ad Allah (Dio). Ebbene tali gruppi, spesso internazionali e guidati da un leader, che in lingua araba si chiamano Tariqa (o Tarika – al plurale Turuq oppure Tarikat), nelle lingue europeee vengono sempre tradotti con il termine di Confraternite islamiche. Dio ci pone dinanzi un problema nuovo che c’interpella. Non stiamo scappando dai nostri problemi spirituali. A riprova riporto una frase dallo studio intitolato “Le vie di Allah” (vedi Libri ricevuti a pagina 16 di questo numero di C.O., alla fine dell’elenco): Dopo aver ricordato numerose similitudini, l’autore, Gilles Veinstein, scrive (traduco il testo dal francese): “Ma al di là delle incontestabili similitudini, le finalità spirituali sono assai diverse: le confraternite cristiane non mirano all’unione con Dio (sic!) esse non sono mistiche; la loro ragione di essere risiede nella ricerca della salvezza, una salvezza più individuale che collettiva pur tuttavia viene   ricercata collettivamente e fonda  il principio associativo dei membri della confraternita stessa”.
Mi chiedo: le Confraternite del SS. Sacramento o della Trinità o dello Spirito Santo si ritrovano in tale negativo giudizio?
Lo sforzo di meglio conoscerci con detti “Cammini” c’interroga profondamente.
Un’applicazione pratica, poi, ci viene suggerita dal Padre Thomas Michel, S.J., nell’importante articolo sui Matrimoni tra cristiani e musulmani quando raccomanda di stare vicini alla parte cattolica dell’unione matrimoniale. Quasi sempre si tratta della donna cattolica. E per starle vicini dobbiamo anzitutto approfondire il tema cristiano della famiglia, del matrimonio, della trasmissione della fede, quando e come possibile, ai propri figli. Non è certo una sola Confraternita che potrebbe intraprende l’affascinante apostolato di stare vicini a migliaia – molte migliaia ! – di donne cattoliche sposate ad un musulmano. E, anzitutto, a quale musulmano, se essi sono tanto diversi gli uni dagli altri, nella mentalità giuridica, nel cammino di fede?

Sebastiano Corsanego
Direttore Responsabile


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