Il Nuovo Direttorio su pietà popolare e liturgia, reso operativo con Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il 17 dicembre 2001, si rivela di grande attualità ed oltremodo opportuno in considerazione di quanto è stato chiaramente espresso nella Costituzione sulla «Sacrosanctum Concilium» del Vaticano Il, riguardo al rapporto tra la liturgia e gli esercizi di pietà.
In varie circostanze le Conferenze Episcopali, ma anche la stessa Santa Sede, avevano affrontato ampiamente l'argomento della pietà popolare, riproposta tra i compiti futuri del rinnovamento dallo stesso Pontefice Giovanni Paolo Il nella Lettera Apostolica «Vicesimus Quintus Annus», nel 1988: la «pietà popolare non può essere né ignorata né trattata con indifferenza o disprezzo, perché è ricca di valori, e già di per sé esprime l’atteggiamento religioso di fronte a Dio. Ma essa ha bisogno di essere di continuo evangelizzata, affinché la fede che esprime, divenga un atto sempre più maturo ed autentico. Tanto i pii esercizi del popolo cristiano, quanto altre forme di devozione, sono accolti e raccomandati purché non costituiscano e non si mescolino alle celebrazioni liturgiche. Un 'autentica pastorale liturgica saprà appoggiarsi su/le ricchezze della pietà popolare, purificarle e orientarle verso la Liturgia come offerta dei popoli».
Gli argomenti trattati nel Direttorio quindi, riguardano una realtà facente parte della viva ed immutata tradizione della Chiesa che esprime nella preghiera la propria fede nel Dio di Gesù Cristo, impegnandosi a tradurre in vita vissuta i comandi dello Spirito Santo. Insieme alla Celebrazione Liturgica, la tradizione attribuisce un ruolo di fondamentale importanza anche alla «pietà popolare», che potremmo anche definire «religiosità popolare» o «devozionale», per il fatto stesso di possedere una significativa incidenza nella vita spirituale dei fedeli.
Si è sentita pertanto la necessità di redigere un Documento che richiamasse i principi e desse indicazioni ed orientamenti, al fine di far maturare quella stretta simbiosi esistente tra Liturgia e pietà popolare, già auspicata dai padri conciliari.
Il Direttorio è costituito da due parti, precedute da una Introduzione che illustra il tema, la natura, i destinatari, i principi, il linguaggio della «pietà popolare». La prima parte fornisce i punti di riferimento ricavati dalla storia, dal Magistero e dalla teologia cattolica, da tenere presenti in vista di armonizzare sempre di più la pietà popolare stessa con la sacra Liturgia; la seconda parte si presenta come un insieme di proposte operative prendendo come filo conduttore lo sviluppo dell'anno liturgico e affrontando così punti rilevanti della pietà popolare. L'intento del Direttorio non è dunque quello di stabilire nuove norme, quanto invece di richiamare i principi teologico-liturgici e la disciplina vigente.
In particolare, per quel che riguarda le Confraternite, tale valido strumento ne considera la nascita, lo sviluppo e gli scopi, sin dal loro primo apparire in età medievale. A quel tempo era assai accentuato il dualismo celebrativo: accanto ad una Liturgia, officiata in lingua latina (di competenza piuttosto dei chierici, essendo i laici pressoché spettatori), si sviluppano molte espressioni di pietà popolare, non poche delle quali sono giunte sino a noi; siamo in presenza di forme e stili diversi di preghiera.
In ogni caso le Confraternite religiose, sorte con scopi cultuali e caritativi, si distinsero sempre dalle Corporazioni laiche, che si costituivano con finalità piuttosto professionali, anche se entrambi gli ambiti associativi diedero origine ad una certa attività liturgica a carattere popolare (erezione di cappelle per le loro riunioni cultuali, scelta del Santo patrono, celebrazioni di feste e diffusione di vari formulari di preghiera in cui è chiara l'influsso della Liturgia ufficiale della Chiesa).
Molto importante fu l'opera delle Confraternite, ed il Direttorio lo sottolinea particolarmente, nell'epoca della Riforma cattolica ed in quella post-tridentina, quando la pietà popolare conobbe uno sviluppo straordinario con la diffusione dei pii esercizi, che si rivelarono un mezzo importante per la difesa della fede cattolica ed il nutrimento della pietà dei fedeli. Il Direttorio, a questo punto cita espressamente lo sviluppo delle Confratemite legate alla celebrazione dei misteri della Passione del Signore, alla Vergine Maria ed ai Santi, con una triplice funzione davvero importante: la penitenza, la formazione dei laici e le opere di carità.
I principali fini istituzionali delle Confraternite sono la promozione del culto cristiano, oltre all'esercizio della carità ed all'impegno sociale. Il Direttorio sottolinea il fatto che «la Chiesa riconosce le confraternite e conferisce loro personalità giuridica, ne approva gli statuti e ne apprezza le finalità e 1'attività cultuale». Analogamente, il documento auspica che le Confraternite sappiano saggiamente inserirsi nella vita parrocchiale e diocesana, evitando ogni forma di contrapposizione e di isolamento. Tutto ciò comporta la necessità di quanti sono preposti alla cura d'anime, di riconoscere quegli esercizi di pietà che si praticano per tradizione nelle Confraternite o in altre associazioni di fedeli laici; perciò, nei confronti dei pii esercizi i Pastori delle Chiese particolari devono svolgere soprattutto un'opera «di raccomandazione e di stimolo, di orientamento e, talora, di correzione».
L'augurio dunque è che dalle riflessioni contenute nel documento, coloro che fanno parte di Confraternite o di pie associazioni, possano assumere sempre più la consapevolezza che nella celebrazione liturgica l'uomo e la comunità si trovano «in modo speciale dinanzi a Colui che è tre volte santo e trascendente»; la comprensione che «la religiosità popolare ha il suo naturale coronamento nella celebrazione liturgica» è infatti un dato fondamentale. D'altra parte il Direttorio sollecita anche i Pastori ad avere nei confronti della religiosità popolare e delle sue più tipiche espressioni e manifestazioni un atteggiamento positivo ed incoraggiante, a meno che non vi siano chiari motivi contrari.
L.A.F.
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