Alcuni “matrimoni misti” tra il loro attaccamento reciproco
e la loro appartenenza d’origine a gruppi umani differenti.
Torniamo sull’importante tema dei matrimoni misti islamo-cristiani pubblicando,
in nostra traduzione, l’esperienza della Chiesa in Algeria come riferita
dall’Arcivescovo di Algeri, prendendo dalle pp. 79-84 del suo libro: Mgr.
Henri Teissier, Chrétiens en Algerie - Un partage d’espérance,
Paris, Desclées de Brouwer, 2002
Noi siamo poco numerosi dopo la crisi della società che ha portato
alla partenza della maggior parte delle famiglie cristiane dal paese.
Io non ho contato i partecipanti alle nostre feste di Natale e del 1°gennaio,
ma io credo di poter dire che la categoria umana più rappresentata
alle diverse celebrazioni, tra i fedeli laici, fu quella delle spose dei
“matrimoni misti”, cioè, per noi, spose cristiane di Algerini musulmani.
Dopo cinquant’anni l’emigrazione algerina ha indotto un certo numero di
lavoratori a sposare delle francesi che hanno seguito il loro marito quando
questo è ritornato al paese. Fu il primo gruppo di matrimoni misti
nel paese.
In seguito, gli studenti e gli stagisti algerini sono stati numerosi,
anche, a sposare delle straniere. Poiché essi hanno fatto i loro
studi nei paesi più diversi, secondo gli accordi tra Stato e Stato,
le loro spose sono di nazionalità assai diverse. A Natale, alla
casa diocesana dove io risiedo, noi avevamo per il pranzo della festa,
spose rumene, bulgare, polacche, russe, tedesche, senza parlare delle
francesi, o persino alcune algerine cristiane sposate a dei musulmani.
I loro mariti, musulmani, non partecipavano al pranzo, perché facevano
il digiuno del Ramadan. Un segno visibile della differenza da accettare,
all'interno della coppia. Le spose festeggiano Natale mentre i loro mariti
sono nel mese musulmano del digiuno. E’ stata per noi una grande gioia
accogliere a Natale queste spose cristiane. Esse hanno attraversato, come
noi tutti, un periodo particolarmente difficile della loro vita di coppia.
Gli Ambienti integralisti musulmani che hanno provocato la crisi della
società hanno minacciato le spose straniere, come tutti gli altri
stranieri. Molte di esse sono state assassinate. La loro coppia si è
trovata in una situazione molto difficile. Molte spose sono dovute partire
per l’Europa, verso i loro paesi d’origine, lasciando spesso il loro marito
solo. I bambini si sono trovati così divisi tra le due rive del
Mediterraneo, i più giovani partiti verso l’Europa dove essi si
inserivano in un sistema scolastico differente, con un’altra lingua di
base, altri rapporti sociali, altre solidarietà.
Io insisto sulle conseguenze di questa crisi per le unioni miste, perché
esse mettono in evidenza una delle forme di tensione in tutte queste situazioni
familiari. Malgrado il loro reciproco attaccamento, i due sposi conservano
anche dei legami con il loro ambiente di origine.
In certi momenti, la differenza delle tradizioni culturali si nota. In
situazione di crisi, come quella che noi abbiamo conosciuto si può
trattare di questioni di vita o di morte. L’identità della parte
cristiana era sufficiente allora, non solamente a mettere in pericolo
la loro propria vita, ma perfino quella del loro sposo e dei bambini.
Fortunatamente tali situazioni sono eccezionali, ma mettono in evidenza
tensioni che si ritrovano, sotto forme diverse, in tutte le situazioni
di “unione mista”.
Al di fuori di periodi eccezionali di crisi come quella che abbiamo appena
attraversato, una delle più grandi difficoltà che influisce
sull’esistenza dei matrimoni misti, è evidentemente la condizione
nella quale si trovano i loro bambini. Essi sono tra due culture, due
tradizioni religiose, due lingue. Questo può essere una ricchezza
nei casi favorevoli se possono assumere allo stesso tempo questa doppia
eredità. Ma spesso, una delle due tradizioni prevale sull’altra
e uno dei due genitori si trova così nell’impossibilità
di condividere pienamente con i suoi bambini aspetti importanti della
sua propria visione del mondo, la sua cultura, la sua religione, la sua
lingua, ecc.
Nei casi di matrimoni misti islamo-cristiani, il problema della condivisione
della tradizione religiosa è particolarmente difficile. Si tratta
infatti di due religioni che hanno alcuni caratteri specifici fortemente
definiti. Se i due coniugi sono senza convinzioni religiose, e non praticanti
abituali, i bambini possono, a rigore, vivere tra le due religioni, senza
doversi porre in una situazione chiara. Ciò è soprattutto
possibile quando la famiglia si è stabilita in un paese dove la
vita quotidiana è molto largamente secolarizzata, caso che è
frequente in Europa occidentale. Al contrario, in paese musulmano, particolarmente
nel Maghreb, tutti i bambini di padre musulmano sono obbligatoriamente
musulmani. L'insegnamento de l'Islam impartito obbligatoriamente a tutti,
a scuola, e la vita sociale fanno di ogni cittadino un musulmano, a meno
che si tratti di un bambino i cui genitori sono degli stranieri non musulmani.
E’ specialmente per questa ragione che secondo la legge musulmana, le
donne non possono sposare un non-musulmano. I loro figli seguirebbero
la religione del padre e sarebbero allora non musulmani. La legge musulmana
e le società musulmane non accettano, in effetti, che una donna
musulmana possa generare dei bambini che non sarebbero musulmani.
In altri tempi, per lo stesso motivo, la Chiesa cattolica obbligava le
coppie che celebravano il matrimonio cattolico ha impegnarsi ad accettare
che i loro figli fossero cattolici, anche quando uno dei coniugi non era
battezzato. Oggi, la Chiesa ha compreso meglio che essa non poteva chiedere
un impegno di questo tipo a un non cattolico. È dunque la parte
cattolica che è invitata, per ottenere la dispensa sulla disparità
del culto, a testimoniare la sua volontà di condividere la sua
fede con i suoi bambini, ma nel rispetto dei legittimi diritti del coniuge
non cattolico. Egli deve essere informato di questo impegno del suo coniuge
(Canone 1086 e 1125).
Nella nostra comunità cristiana in Algeria, le unioni tra battezzati
e non battezzati sono numerose. La quasi totalità dei bambini nati
da queste unioni sono considerati musulmani, almeno finché vivono
in Algeria. Tuttavia delle eccezioni conosciute esistono. Il Vicario Generale
della Diocesi è nato da un matrimonio franco-algerino celebrato,
è vero, in Francia. La presidente della Conferenza di San-Vincenzo
de- Paoli è anche nata da una unione mista islamo-cristiana. Alcune
di queste giovani “miste” partecipano ad attività di animazione
nella nostra Chiesa, ma piuttosto come amiche della comunità che
in qualità di cristiane.
E’ Chiaro che la non-appartenenza dei figli di queste unioni miste alla
Chiesa cattolica non toglie al genitore cattolico e alla comunità
cristiana la responsabilità della loro educazione, compresa anche
la loro apertura ai valori spirituali. Sarà importante aiutare
le comunità cristiane a scoprire la loro responsabilità
riguardo a tutto l’essere umano, e non solamente verso i battezzati. Un
coniuge non battezzato e i bambini non battezzati di una coppia mista
sono fratelli nell’umanità che hanno diritto alla sollecitudine
delle Chiese, nel rispetto della propria identità.
Era necessario ricordare le difficoltà precedentemente richiamate,
le quali fanno della vita della coppia mista una sfida. Ma segnalare i
problemi non basta. In realtà ogni coppia è, in qualche
modo, una coppia mista, perché il matrimonio è molto generalmente
eterogeneo nel mondo d’oggi. Ma, bisogna, anche, saper scoprire l’importanza
dei passaggi “oltre-frontiera” che si effettuano in ogni unione mista.
Le “misture” sono diverse. Esse possono nascere anche dall’appartenenza
ai differenti rami del cristianesimo (cattolici, protestanti, ortodossi).
Esse possono venire anche dall’appartenenza a religioni differenti, a
nazionalità o a lingue differenti. In Algeria, scopriamo sempre
di più l’importanza di questi passaggi che si realizzano tra comunità
grazie ai matrimoni misti. Questi passaggi si realizzano prima tra i coniugi,
poi nella vita di bambini nati da queste unioni. Essi coinvolgono in seguito,
nel loro movimento, i due gruppi umani interessati.
Non si tratta di incoraggiare giovani a impegnarsi in tali situazioni
che aggiungono alle tensioni di ogni vita di coppia le sfide del rapporto
tra religione, cultura o nazionalità differenti. Ma bisogna costatare
che l’andamento attuale delle società moltiplica il numero di questi
“matrimoni misti”. Bisogna prenderne atto e appoggiarsi sull’esperienza
di persone impegnate in queste situazioni per chiarire il cammino di quelli
che cominciano a viverla. Bisogna anche lasciare queste persone a prendere
il loro posto nella vita delle nostre comunità religiose e delle
nostre società. Esse hanno una esperienza del passaggio delle frontiere
che ha un senso per il mondo nel quale noi viviamo. E pertanto, come abbiamo
appena detto, ogni coppia è, ben evidentemente, sempre una coppia
“mista” perché, oltre alla differenza dei sessi, essa implica la
comunione di due storie precedenti diverse.
Non è forse un contributo decisivo, per l’umanità unire
delle differenze ? La chiusura è la morte di una società.
L’apertura all’altro, ben accolta, è la sua fortuna. Può
essere anche una occasione positiva per la comunione delle culture, delle
religioni e delle società. Una opportunità per il progetto
di Dio sull’uomo.
Henri Teissier
Segnaliamo per il dialogo:
Maurtce Borrmans, Dialogue islamo-chrétien à temps et contretemps,
Saint-Paul, Versailles, pp.
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